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HRV: cosa misura davvero

RMSSD, tono vagale, rumore di misura. Perché un numero di HRV da solo dice poco e una serie temporale dice molto.

La variabilità della frequenza cardiaca (HRV) è la variazione dell’intervallo fra un battito e il successivo. Un cuore sano non batte come un metronomo: l’intervallo cambia continuamente, e quella variazione porta informazione sul sistema nervoso autonomo.

Cosa riflette

Il nodo seno-atriale riceve input simpatici (accelerano) e parasimpatici (rallentano, via nervo vago). L’effetto vagale è rapido — agisce battito per battito — quindi le variazioni ad alta frequenza dell’intervallo RR riflettono soprattutto la modulazione parasimpatica. Un esempio visibile è l’aritmia sinusale respiratoria: la frequenza sale in inspirazione e scende in espirazione.

La metrica

La più usata in ambito sportivo e dai wearable è RMSSD: la radice quadrata della media dei quadrati delle differenze fra intervalli RR successivi. Cattura le variazioni rapide, quindi è un indice di attività vagale, ed è relativamente robusta anche su registrazioni brevi.

Perché un valore singolo dice poco

L’HRV è sensibile a quasi tutto:

  • respiro (frequenza e profondità),
  • postura (sdraiato, seduto, in piedi),
  • momento della misura,
  • alcol, pasti tardivi, malattia, caldo, stress, allenamento intenso del giorno prima.

Inoltre la variabilità fra persone è enorme: confrontare il proprio valore con quello di un altro non ha senso.

Come leggerla

  1. Condizioni costanti. La misura notturna di un wearable ha il vantaggio di essere sempre nelle stesse condizioni (sdraiato, a riposo, durante il sonno). Lo svantaggio è il segnale ottico da polso, più rumoroso di un ECG.
  2. Baseline personale. Media mobile su 7 giorni, confrontata con la propria storia — non con una tabella di valori “normali”.
  3. Deviazioni, non valori. Un calo marcato e sostenuto rispetto alla baseline è un segnale; un calo di una notte è quasi sempre rumore.
  4. Mai da sola. Va letta insieme all’andamento del sonno, al carico di allenamento e a come mi sento — nello stesso cruscotto descritto in Il mio stack di quantified self.

È una metrica utile proprio perché obbliga a ragionare in termini di incertezza: un punto è rumore, una serie è un’ipotesi.