HRV: cosa misura davvero
RMSSD, tono vagale, rumore di misura. Perché un numero di HRV da solo dice poco e una serie temporale dice molto.
La variabilità della frequenza cardiaca (HRV) è la variazione dell’intervallo fra un battito e il successivo. Un cuore sano non batte come un metronomo: l’intervallo cambia continuamente, e quella variazione porta informazione sul sistema nervoso autonomo.
Cosa riflette
Il nodo seno-atriale riceve input simpatici (accelerano) e parasimpatici (rallentano, via nervo vago). L’effetto vagale è rapido — agisce battito per battito — quindi le variazioni ad alta frequenza dell’intervallo RR riflettono soprattutto la modulazione parasimpatica. Un esempio visibile è l’aritmia sinusale respiratoria: la frequenza sale in inspirazione e scende in espirazione.
La metrica
La più usata in ambito sportivo e dai wearable è RMSSD: la radice quadrata della media dei quadrati delle differenze fra intervalli RR successivi. Cattura le variazioni rapide, quindi è un indice di attività vagale, ed è relativamente robusta anche su registrazioni brevi.
Perché un valore singolo dice poco
L’HRV è sensibile a quasi tutto:
- respiro (frequenza e profondità),
- postura (sdraiato, seduto, in piedi),
- momento della misura,
- alcol, pasti tardivi, malattia, caldo, stress, allenamento intenso del giorno prima.
Inoltre la variabilità fra persone è enorme: confrontare il proprio valore con quello di un altro non ha senso.
Come leggerla
- Condizioni costanti. La misura notturna di un wearable ha il vantaggio di essere sempre nelle stesse condizioni (sdraiato, a riposo, durante il sonno). Lo svantaggio è il segnale ottico da polso, più rumoroso di un ECG.
- Baseline personale. Media mobile su 7 giorni, confrontata con la propria storia — non con una tabella di valori “normali”.
- Deviazioni, non valori. Un calo marcato e sostenuto rispetto alla baseline è un segnale; un calo di una notte è quasi sempre rumore.
- Mai da sola. Va letta insieme all’andamento del sonno, al carico di allenamento e a come mi sento — nello stesso cruscotto descritto in Il mio stack di quantified self.
È una metrica utile proprio perché obbliga a ragionare in termini di incertezza: un punto è rumore, una serie è un’ipotesi.