Adenosina e pressione del sonno
Il modello a due processi: un accumulatore omeostatico e un orologio circadiano. Perché la caffeina sposta la sonnolenza ma non la cancella.
Perché la sonnolenza cresce durante il giorno, e perché a volte sparisce proprio a tarda sera? Il quadro più usato è il modello a due processi proposto da Borbély.
Processo S — l’accumulatore
Durante la veglia l’attività neuronale consuma ATP; uno dei prodotti di degradazione è l’adenosina, che si accumula nello spazio extracellulare, in particolare nel prosencefalo basale. Agendo sui recettori A1 inibisce i neuroni che promuovono la veglia; via A2A favorisce l’attività di circuiti che promuovono il sonno. Più a lungo si sta svegli, più alta è la pressione. Il sonno — soprattutto il sonno a onde lente — la dissipa.
Processo C — l’orologio
Il nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo genera un ritmo di circa 24 ore, sincronizzato soprattutto dalla luce. Il segnale circadiano di veglia cresce durante il giorno e raggiunge il massimo in serata, contrastando la pressione omeostatica accumulata: è la “seconda aria” serale. Poi cala, la melatonina sale, e la pressione di S prende il sopravvento.
Dove si inserisce la caffeina
La caffeina blocca i recettori dell’adenosina (dettagli in Caffeina: farmacocinetica e recettori adenosinici): la pressione di S c’è ancora, ma il segnale non arriva. Due conseguenze:
- Quando la caffeina viene eliminata, la pressione accumulata si fa sentire tutta insieme.
- Una dose pomeridiana può ancora occupare recettori all’ora di dormire, ritardando l’addormentamento e riducendo il sonno profondo — l’ordine di grandezza dipende dall’emivita individuale.
Perché mi interessa
Perché il sonno è la variabile che più spesso spiega la varianza delle altre: performance, appetito, umore, apprendimento. L’Architettura del sonno è la nota in cui provo a capire cosa misura davvero un wearable notturno.